LA CASA-TORRE DI ONO DEGNO
Questo edificio, che è torre e palazzo nel contempo, risale quasi sicuramente al secolo XIII, con abbellimenti ed ingentilimenti successivi. Una scritta ed un affresco su un cartiglio, visibile fino a pochi anni orsono, fanno riferimento ad un valoroso cavaliere, figlio del “Signore Antonio di Benaduzi di Hono” che avrebbe fatto completare le opere murarie nel 1373.
E’ ritenuta, con derivazione più dalla tradizione orale che dai documenti, essere appartenuta alla facoltosa famiglia dei Butturini, con ascendenze ed origini (che sconfinano in affascinanti ipotesi) da nobili cavalieri francesi.
Per la sua importanza storica e di localizzazione in un salvaguardato tessuto costruttivo medioevale, è inserita nelle descrizioni delle “Dimore bresciane” del ‘400, individuandola come “una delle costruzioni più impressionanti, diremmo quasi emozionanti, della nostra provincia. (…)
Forte e possente nella sua elementare struttura di torre, essa non vuole avere l’aspetto truce e accigliato di un arnese da guerra, ma mostrare invece al chiaro sole di montagna una facciata aperta, sorridente. (…)
Costruita in pietrame, con i conci che si vedono a tratti perché in parte coperti da intonaco, presenta, nel prospetto verso mezzodì a pian terreno, delle finestre a guisa di cannoniera e sopra di esse, come ad annullare ogni aspetto sinistro, vi era affrescata una finta loggetta la quale incorniciava non sappiamo quali figure che vennero malamente strappate in epoca abbastanza recente.
Vengono, poi, nei due piani superiori, due finestre per piano, ampie, ogivali, mentre nel terzo piano le due finestre si restringono e sono a tutto sesto, così come è la unica finestra del quarto piano, posta immediatamente sotto il frontone abbellito, sotto la lieve gronda, da un’ornamentazione dipinta.
Sugli altri fianchi della casa-torre vi è una sola finestra per piano, semplicissima. (…)
Strane, stranissime quelle teste scolpite in modo rozzo e direi primitivo che escono da alcuni conci sugli spigoli della facciata a varia altezza: vi è una testa d’uomo dagli occhi spiritati, di un lupo, di un drago e così via. Sembrano poste lì a spavento della gente o di spiriti maligni quasi ad allontanare il malocchio dalla casa…”.
Il recupero ed il restauro – sia esterno che interno – a cura dell’Amministrazione Comunale nel 2005 – è risultato veramente notevole ed ha ridato all’antico e nobile borgo di Ono Degno l’ “oggetto estetico”, civile e storico che meglio lo rappresenta.
( ….a cura della Bottega di Scultura di Pertica Bassa).
ARTE
Chiesa Parrocchiale dedicata a San Zenone L’attuale ed armonica chiesa parrocchiale di Ono Degno è di chiara impostazione settecentesca, costruita, però, su un preesistente edificio sacro molto più antico, citato nel 1410 (nel Catalogo capitolare) come già autonomo dalla pieve matrice di S. Maria della Corna di Mura, da cui dipendevano le diverse comunità cristiane sia delle Pertiche che del Savallese.
Sull’esterno, più antico, una meridiana dipinta segna la data del 1694, parte residuale di elementi murari antecedenti.
L’interno è maestoso ed elegante al tempo stesso.
Sopra la porta di ingresso, nella controfacciata, in un grande affresco vi è raffigurata (elemento comune nelle chiese della zona) la “cacciata dei mercanti dal tempio”, mentre sulla volta della navata Paolo Corbellini, tra il 1745 e il 1750, dipingeva alcuni episodi della vita del vescovo veronese, S. Zenone. Negli spicchi della prima vela vi sono raffigurati quattro grandi profeti, mentre negli spicchi della seconda vi sono affrescati i quattro dottori della Chiesa occidentale: esemplificazione pittorica dell’unicità, pur nella grande diversità posta dall’Avvento, tra Antico e Nuovo Testamento.
Negli altri affreschi, ben individuabili ma di autore ignoto, si rappresenta “S. Zenone in adorazione del SS. Sacramento” e “la gloria di S. Zenone e l’assunto trinitario”.
L’altare maggiore, marmoreo, è del 1765, opera di Gioannino Cavaglieri di Virle.
Numerose, oltre agli affreschi, sono le tele, non sempre attribuibili ad uno specifico autore, ma tutte di notevole impianto compositivo e cromatico.
Così troviamo al primo altare, a destra rispetto all’ingresso, la tela con “S. Antonio da Padova, l’Angelo custode e S. Gaetano da Thiene”; la tela del secondo altare, dedicato alla Madonna del Rosario, raffigura “la Madonna con i Santi Domenico, Caterina, Sebastiano e Rocco”, opera attribuita dai documenti a Domenico Voltolini.
La pala dell’altar maggiore raffigurante “la Madonna in gloria e S. Zenone” è opera settecentesca, sulla quale i vari critici hanno formulato diverse attribuzioni.
Sopra la porta che immette in sacrestia, degna di nota è la bella tela (sempre di autore ignoto) che rappresenta “la Madonna con S. Zeno, S. Antonio Abate, S. Caterina e S. Domenico”.
Si può notare dai santi raffigurati nelle tele quali erano le maggiori devozioni del tempo, rese più sentite dalla partecipazione ed iscrizione alle estese Confraternite, che spesso si richiamavano ai santi venerati ed avevano in custodia devozionale un altare laterale.
Sempre sull’altare dell’Immacolata Concezione, Domenico Voltolini nel 1731 dipinge una tela di buona fattura.
Bella e composita è pure la tela dell’ultimo altare che raffigura “la Gloria di S. Giuseppe, i Santi Antonio Abate, Monica, Vincenzo Ferreri e Pietro”, databile attorno al 1734.
L’organo è una imponente opera di Cesare Bolognini ed è descritto in un documento del 1734 come “ragguardevole per mano di virtuoso autore”.
Gli intagli della cassa, come i confessionali e le bussole, sono opera di Gioan Battista Bonomi (1768-69).
In sacrestia otto ovali raffigurano “S. Pietro, S. Paolo, l’Addolorata ed i misteri dolorosi”.
La chiesa, nel suo insieme e dall’alto, svetta come sacro richiamo e scrigno di valori materiali e spirituali, non sola, perché accompagnata in questa virtuale ascesa dalle altre tre chiese, che connotano l’antico borgo e lo arricchiscono d’arte e di religiosità.(..a cura della Bottega di Scultura di Pertica Bassa).Santuario mariano della Beata Vergine del Pianto.
La chiesa della Madonna del Pianto, nella frazione “Beata Vergine” di Ono Degno, iniziata nel 1610 sulla preesistente cappella di S. Salvatore, fu ultimata nel 1615 con grande concorso di popolo, anche in seguito alle eloquenti e infuocate predicazioni di un grande domenicano del luogo, p. Serafino Borra.
La vicenda che diede luogo alla costruzione fu il miracolo del pianto dagli occhi dipinti della Vergine Maria in una piccola e semplice icona, portata da Venezia ad Ono da un onesto montanaro, Giovanni Antonio Dusi, recatosi nella serenissima città per motivi di lavoro. La sacra effigie trovava degna collocazione nella nuova chiesa che veniva benedetta da Mons. Michele Veroglio, vescovo di Zante e Cefalonia nel 1628.L’edificio, progettato da Giovanni Battista Lantana, ebbe un continuo susseguirsi di abbellimenti e arricchimenti (dipinti, marmi, intagli, arredi, paramenti, ecc.). L’esterno è semplice e lineare, con un portale in pietra locale sovrastato da un affresco del primo Settecento di Domenico Voltolini.L’interno, a grande aula, è proporzionato, con due cappelle laterali che disegnano gioco architettonico ed equilibrio di forme.L’altar maggiore, composito, è un raro esempio di coesistenza dei vari materiali, dal marmo al legno, dalla scultura all’intarsio: al centro del paliotto un medaglione in marmo bianco raffigura “l’abbraccio tra la Vergine e S. Elisabetta”; più decentrati vi sono due bianchi angeli marmorei, tra fiori e festoni, ricami e preziosità, tra cui spicca il tabernacolo!Camillo Rama affrescò la volta nel 1615: “la Gloria della Vergine” nel presbiterio, “l’Assunzione della Vergine”, “l’Annunciazione e l’incontro con S. Giuseppe” nella navata.La pala dell’altar maggiore, con “la nascita della Vergine” è attribuita a Domenico Voltolini, mentre la splendida tela dell’altare laterale (a destra per chi entra) è opera del 1633 di Giacomo Barbello e raffigura “Cristo in croce con i SS. Pietro, Paolo, Rocco e Sebastiano”. Sull’altare della cappella laterale di sinistra vi è una notevole pala, di impronta secentesca, di autore ignoto, raffigurante “la circoncisione di Gesù”.Incastonate in belle cornici, sulle pareti della navata, fanno bella mostra di sé quattro grandi tele: “l’adorazione dei Magi”,“la presentazione al Tempio” (a destra, sopra il confessionale), “l’incontro tra la Vergine e S. Elisabetta” (a sinistra, sopra il confessionale), “lo sposalizio della Vergine” (a sinistra, sopra il pulpito).Singolare, nel tema, è l’affresco in ovale del presbiterio (parte sinistra) che rappresenta “la disputa della Vergine fanciulla con i Sacerdoti del Tempio”, tratto dalle tradizioni apocrife della Chiesa.Altri quattro tondi, a definire la ricchezza quantitativa e qualitativa delle tele del santuario, sono posti sull’arco santo del presbiterio e raffigurano: “S. Filippo Neri, Santa Lucia, S. Luigi Gonzaga, Santa Apollonia”.Sotto la pala dell’altar maggiore spicca il deposito marmoreo del Biasio, un trittico a nicchia, dove, in quello centrale è riposta la miracolosa icona della Vergine; negli altri due si conservano i corpi dei martiri Beatrice e Felice, dipinti ognuno sulla propria portella.Ai lati dello stesso deposito notevoli sono le statuette che rappresentano la Fede e la Carità. Il tutto è contornato dalla maestosa ancona lignea commissionata nel 1667 alla bottega dei Montanino, mentre ai Boscaì vengono attribuiti gli scanni del coro.L’organo è del 1835, racchiuso in una nicchia con voltone in legno dipinto e dorato, con cariatidi ai lati e sostituisce quello più antico del 1734.Il santuario, per la struttura architettonica, l’equilibrio delle parti, la numerosità e la qualità delle tele, l’utilizzo composito dei vari materiali (dal legno, al marmo, allo stucco), la sobrietà esteriore contrapposta alla ricchezza dell’interno, la presenza di prestigiose firme di artisti, può, a ragione, essere annoverato come uno dei monumenti di maggior pregio artistico della Valle Sabbia.